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10 dicembre 2008

Se lui ha la sindrome del nido

Non appena sottoscritto il mutuo trentennale a tasso fisso, nella mente di lui il ‘Calendario Pirelli’ è stato sostituito dall’ultimo catalogo Ikea.

L’ha sfogliato, letto, studiato, mandato a memoria imparando linee, colori, prezzi, numero delle viti necessarie per ogni mobile costruibile. Ormai, sei certa che abbia imparato a parlare fluentemente Svedese.

Ha a lungo accarezzato il sogno di far suo Tylosand, divano angolare facile da rinnovare con le sue fodere extra, ampliabile al centro e- amore ma ti rendi conto? -con sedili in schiuma espansa e fiocchi di fibre di poliestere. All’espressione “ fiocchi di fibre” tu hai pensato agli All Bran.

Tylosand avrebbe occupato metà della casa. E’ stato un duro colpo e tu gli sei stata vicina. Insieme, l’ha superata. Lui ha cominciato a dormire con metro, penna e taccuino.

Trasformatosi in un inquietante mix fra Frank Lloyd Wright, Fuksas e la Casalinga di Voghera, ha schizzato compulsivamente planimetrie della casa persino sui tovagliolini, ignorando ogni distanza e volume, persino il proprio. Feroce sostenitore dell’ ‘open space’, ha proposto l’abbattimento di muri portanti, salvo rivendicare lo sgabuzzino, parola alla quale di solito gli architetti, quelli veri, sono presi da conati di vomito e mancamenti.

Lui è in piena fase creativa, tu sei in pieno esaurimento nervoso: l’espressione “Lui è cambiato” ha finalmente un senso.

La casa è il vostro primo (ed ormai esclusivo) argomento di conversazione; prendiamone una a caso:

Lui: ‘Amore, ma secondo te, i cuscini sono meglio bianco, bianco ghiaccio, beige o panna?’

Tu: ‘Direi panna’

Lui: ‘Sei sicura?’

Tu ‘Sì, è la mia risposta definitiva e l’accendiamo. Qual è il problema?’

Lui: ‘No, niente, pensavo che, forse, è meglio nero, ma non troppo nero: un qualcosa tipo ‘fumo di Londra’ o antracite.’

Tu:………………

Dopo non meno di 10 pellegrinaggi all’Ikea, rigorosamente di massa in giorni festivi o prefestivi, e pasti a base di aringhe marinate e salsa di mirtilli avete peccato: siete andati alla Emmelunga in cerca di mobili migliori. Poi, come il figliol prodigo, siete tornati ad obnubilarvi all’ultimo piano fra vasi, pietre colorate, lanterne e canne di bambù di cui non avete alcun bisogno.

All’improvviso, alla fase creativa subentra la fase etnica: lui si è svegliato col fermo proposito di dipingere una parete della camera da letto di arancione. Tu argomenti che non ti sembra una buona idea dato che tutti i mobili della stanza sono neri, cosa di per sé inquietante, e l’arancione non concilia propriamente il sonno. E’ uno sforzo vano.

Tutto ciò che, sulla scorta di documentari stile National Geographic e della sua tendenze politiche (Leggi: ‘Sono di sinistra, quindi ho il monopolio delle parole ‘multiculturalismo’, ‘integrazione’ e ‘solidarietà’), egli riesce etichettare come ‘etnico’ va acquistato, non importa che faccia a pugni col resto.

In una nebulosa concezione cosmopolita al grido di ‘ammore universale, volemose bene’, la stanza si è trasformata in una wunderkammer: un letto-tatami, un quadro di sabbia e due vasi genericamente africani (rigorosamente senza fiori), due quadretti in carta di riso sulla quale sono dipinti gli ideogrammi di ‘amore’ ed ‘amicizia’, un vaso in caramica portoghese (vedi sopra), una mano di Fatima, una Madonna con Bambino su tavola in stile bizantino. Oltre ad Lcd e playstation.

Il pericolo è arrivato in questi giorni: si chiama “L’artigiano in Fiera”, ovvero interi metri cubi di stands dedicati ai prodotti d’artigianato e gastronomici tipici di ogni regione d’Italia , d’Europa e del, letteralmente, resto del Mondo.

La tredicesima edizione della manifestazione si svolge nel nuovo polo di Fieramilano che sorge nell’area bonificata dell’ex-raffineria Agip di Rho-Pero.

Nel padiglione dedicato al Giappone ti tremano le vene ed i polsi davanti al suo sguardo estatico: capisci che alla fase etnica è subentrata la fase zen: già lo vedi nella posizione del loto, i vostri vasi vuoti riempiti secondo l’ ikebana, bonsai sul terrazzo, delle katana sul letto, mentre versa il thè in un kimono nero con dietro un tamarissimo dragone. Alla Steven Segal dei tempi migliori, per intenderci.

Devi a-s-s-o-l-u-t-a-m-e-n-t-e fare qualcosa ed allora ti sacrifichi per il suo bene: giri come una trottola da uno stand all’altro, rimani 40 minuti davanti ad un espositore di orecchini turchi, lo trascini fra collanine, anelli, borse per buona parte dei 530mila metri quadri di esposizione, provi ogni tipo di cappello in qualsiasi tessuto esistente, lo interroghi sulla essenzialità di un ricettario in pelle (tu non cucini, per inciso) o di una calamita per frigorifero a forma di rana o coccinella.

Di qui una verità assoluta: noi donne non amiamo fare shopping.

Ci sacrifichiamo perché non lo facciano gli uomini.

13 luglio 2008

Intelligenza artificiale. Sui Navigli.

Una serata ‘men only’a Milano non può che iniziare che con un ‘ape’ sui Navigli.

Mi raccomando, scandite bene la ‘è’: vi si dovranno vedere almeno i molari, quando passerete ai denti del giudizio sarete classificati ‘advanced’, avrete un ambrosiano ‘fluent’ quando sarete in grado di mostrare le tonsille ( nel caso le abbiate ancora).

Pasta fredda, verdure grigliate, salumi, cous- cous, patatine , insalate: ‘l’ora felice’ scatta alle 18.00 , i più agguerriti sono gli studenti, piattino di plastica in mano e forchetta fra i denti, entrano con uno zainetto ed escono con un trolley ripieno della spesa settimanale.

Non distinguerete i primi minuti dall’apertura del ‘buffett’ da quelli di ‘Salvate il soldato Ryan’.

Camicia bianca d’ordinanza per far risaltare l’ustione appena presa sul litorale genovese, lì dove l’acqua s’intona al colore del pesto, i nostri ragazzi passeggiano sui Navigli, incuranti delle zanzare meneghine che, sono arrivata alla conclusione, usano l’Autan come deodorante.

Beh, forse passeggiare è una parola grossa, dato che con la bella stagione il luogo ‘must’ della Milano by night ha la densità di Tokyo e ripropone le code della tangenziale Est.

Ed ecco che la loro attenzione viene attratta da qualcosa: un gruppo di modelle? Un milanese ed un ‘terun’ ( il milanese d.o.c. considera ‘terun’ anche l’abitante di Cernusco sul Naviglio o tutt’al più di Trezzo d’Adda) a braccetto? Nossignori.

Una bilancia. Tanto grigia da confondersi con la parete cui è appoggiata, una di quelle bilance parlanti per qualche ragione disseminate agli angoli delle strade dall’amministrazione comunale, una sorta di ‘memento mori’ a rammentarti che ‘Milan l’è un Gran Milan’ e tu devi essere la tipa o il tipo giusto. E che tale deve essere il tuo peso.

Allora i nostri eroi decidono di verificare il proprio, incuranti che tra di loro ci sia un ragazzo enorme-evidentemente più di un quintale-e del fatto che certamente lo metteranno in imbarazzo.

Ma quale modo migliore di movimentare la serata? Allora salgono sulla pedana ad uno ad uno, tra gli applausi e le ‘ola’ degli altri.

La macchina elettronica enuncia il peso dopo qualche secondo “Il tuo peso è 78 chili”, “Il tuo peso è 89 chili…. ,con voce molto naturale, certamente meno impostata di alcune operatrici telefoniche.

Alla fine tocca al ragazzo enorme : il suo sovrappeso è palese, si tratta solo di conoscere il numero dei chili e certo questo non cambierà la sua situazione, così decide di partecipare al gioco.

Senonchè, spesso le macchine hanno più ironia di certe persone.

Il ragazzo sale, passa qualche secondo, ma la bilancia tace. Intorno perplessità. Forse si è inceppata, pensa il ragazzo, per le troppe pesature di seguito.

E, invece, ecco dalla bilancia fuoriuscire una vocina educatamente scocciata:

Per favore, salite uno alla volta”.

* ‘One more kiss, dear” ,Vangelis, from “Blade runner”.

16 giugno 2008

Genova, rapisce l'ex fidanzata per farle lavare i piatti e stirare

L'ha sorpresa in un pub e trascinata a casa per costringerla a fare i lavori domestici

Quarantatre anni, è stato arrestato dai carabinieri per sequestro di persona

Genova, rapisce l'ex fidanzata per farle lavare i piatti e stirare 

GENOVA
- E' entrato in un pub, ha preso di forza la ex fidanzata, l'ha caricata in auto e l'ha portata a casa, dove l'ha poi costretta a stirare e a lavare i piatti. E' accaduto ieri sera a Campomorone, in provincia di Genova. L'uomo, 43 anni, è stato arrestato dai carabinieri per sequestro di persona.

Il rapitore, un genovese che ha precedenti per lesioni, violenza privata e violazione di domicilio, ed era stato già denunciato dalla ex per minacce, si è recato in un pub nel quartiere di Pontedecimo dove la donna, di 30 anni, si trovava con una amica. L'arrestato, hanno riferito i carabinieri, sotto gli occhi dell'amica e degli altri avventori ha costretto la donna a seguirlo strattonandola.

Dopo averla caricata in auto, l'ha portata a casa, a Campomorone, sulle alture di Genova, dove i carabinieri, avvertiti dalla amica della sequestrata e dal gestore del locale, lo hanno rintracciato poco dopo.
La donna era stata costretta con le minacce a lavare i piatti e a stirare. Approfittando di un momento di distrazione dell'uomo, è riuscita a uscire dalla casa e fare entrare i militari che hanno bloccato il sequestratore.

(15 giugno 2008)

15 giugno 2008

HAIKU

                                                       "Ci sono due specie di persone.
                                                       Ci sono quelli che vivono, giocano e muoiono.
                                                       E ci sono quelli che si tengono in equilibrio sul crinale della vita.
                                                       Ci sono gli attori.
                                                       E ci sono i funamboli." 
                                                                                                   Maxence Fermine "Neve"

Respiro ombre,
guardami: Sonno mi fa
statua di carne.

Diciassette sillabe e tre versi, due quinari separati da un settenario : solitamente privo di titolo, l' haiku è un genere letterario che fiorisce in Giappone tra il XVII ed il XVIII secolo.
Sei Shonagon diceva "in verità, tutte le cose piccole sono belle": l' amore della cultura nipponica per il minimalismo emerge in queste istantanee in cui il poeta immortala una apparizione, spesso legata ad un 'kigo', un elemento naturale che rappresenta una stagione.
Tuttora, gli haikai sono molto popolari in Giappone, ma anche in Oriente esistono associazioni e concorsi: in passato sono stati composti da Paul Eluard, Ezra Pound, Jack Kerouac ed Ungaretti; nel 1995 Tom Brinks ha teorizzato il "fantahaiku", a soggetto esclusivamente fantascientifico.
Se vi sentite un po' 'haijin', poeti, provate a cimentarvi.
Io, intanto, finisco il mio 'sushi'.



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permalink | inviato da Bisanzio il 15/6/2008 alle 18:14 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (0) | Versione per la stampa

29 maggio 2008

Buon compleanno, perfido manager!

 

Lo so, lo so, questa foto contraddice il principio di Archimede, stravolge l'immagine del perfido manager e, soprattutto, mancano le paperelle.
Ma avevo un dovere di cronaca, signori e signore della giuria!
Ah, incidentalmente, Amore, quanto sei disposto ad offrire per le altre foto?

21 maggio 2008

Sacchetto?

 


La Gregoraci che balla con Bettarini o la faccia di Bassolino a Porta a Porta, un fidanzato o simpatizzare coi gatti, partire o restare, cosa mettere nel vostro panino. Per orientarvi tra questi ed altri strazianti interrogativi, fino a poco tempo fa, vi avrei consigliato un giro al supermercato, vera palestra per indecisi dove scelte banali non sono definitive fino al fatidico ‘bip’ alla cassa.

Sempre che riusciate a sopravvivere ad un supermercato milanese alle 11 del mattino gremito di ultrasettantenni. All’inizio, vi fanno tenerezza mentre mettono radici davanti a bietole e peperoni che faranno in tempo a marcire prima che loro riescano ad imbustarli; temete restino lì, ibernati davanti alle Sottilette, mentre i loro reumatismi sfidano il bancone surgelati. Eroici che manco Edmund Hillary sull’Everest. Poi cominciate a provare un leggero fastidio perché non riuscite ad avanzare: loro formano barricate di carrelli dietro ai quali i signori parlano di politica e le signore di ricette, malattie altrui e tronisti di Maria De Filippi. Voi provate a passare, ma loro no, non si smuovono, ignorando deliberatamente che, nonostante siate giovani, non avete ancora la facoltà del volo. Le più agguerrite sono quelle con i capelli di quell’inquietante grigio che invece è viola. Sputato quello di Satomi in Kiss Me Licia.

Aggirati i capannelli, potete fare solo un giro o riempire il carrello fino a perderne il controllo in curva, scegliere i plum-cake Vitasnella e, dopo meno di cinque secondi, fare retromarcia agguantando i Pan di Stelle (esempio puramente casuale). Qualunque oggetto infilato nel carrello può essere rimesso a posto. Ovviamente non il proprio, perché al supermercato potete anche dimenticare di avere un senso civico e lasciare lo shampoo tra il tonno ed i sottaceti. Se siete in fase anarchica, vi consiglio lo stracchino fra i fustini di detersivo. Ultimo scaffale in basso, ovviamente. Addirittura potete abbandonare qualche acquisto alla cassa: a nessuno importerà il perché, tolte le ‘sciure’ in calza castoro che vi guarderanno con nordica disapprovazione.

Dicevo ‘fino a poco tempo fa’ perché anche questa certezza è caduta. Tac!. Un’epifania davanti allo scaffale degli omogenizzati.
Cosa vuoi che siano, prodotti per bambini, mica il Bene ed il Male, penserete.

Invece, vedere agnellini, conigli e polli sorridere felici dalla confezione Mellin mi ha lasciato perplessa: sappiamo tutti che il coniglietto sotto vuoto non ha molti motivi per ridere. A proposito già che ci siamo: Babbo Natale non esiste. Lo so, è dura da accettare. Guardare la confezione Plasmon dà di primo acchito un enorme sollievo: quello di sapere che appartieniamo alla specie in cima alla catena alimentare e che non saremo mai trasformati in un cubetto commestibile, ma nessuno imboccherebbe mai il proprio bambino dicendo: “Arriva un bastimento carico carico di …una mucchina stordita, dissanguata e scuoiata”. O almeno spero. Sul Direttore marketing della Plasmon, non metterei la mano sul fuoco.

Altro che omogenizzati: in realtà, si tratta di scegliere fra realismo e buonismo in vasetto da 80 gr.

Ad 1.50 euro, per la precisione.

* Per indecisi, "Too much love will kill you", Queen

5 maggio 2008

Chiedi al caffè

 Interno, giorno. Bialetti appena spenta, caffè preparato da lei che pare, miracolosamente, di colore, consistenza ed odore passabili.

Lui: ”Puoi CONDIRE tu il caffè ? ”

Lei: “Ancora??? Guarda che non è un’insalata, si dice zuccherare”

Lui: “E se invece dello zucchero ci vuoi mettere dentro altre cose, che dici?”

Lei: (di spalle, sospirando):”Mah, per gli alcolici si dirà correggere, per il latte o la panna credo macchiare, per i dolcificanti..dolcificare.”

Lui: (trionfante) “Aha! E se io ci voglio lo zucchero, il cognac e la panna? Come dovrei dire?”

Lei: (tamburellando con le dita sul piano cottura)” Non lo so. So solo che se ci metti lo Z-U-C-C-H-E-R-O non puoi dire condire. Questi errori si tramandano familiarmente, poi i TUOI figli diranno ‘condire il caffè’.”

Lui: (piccato)“ Non capisco che male ci sarebbe per i MIEI figli”

Lei: “Ma scusa, siamo italiani? Io non pretendo di far leggere ai miei a tre anni Capote e Fante in lingua originale, ma almeno l’italiano!”

Lui.” Ah, bella educazione, complimenti!”

Lei:”(giratasi a porgere il caffè all’uomo in canottiera):”In che senso?”

Lui:”L’italiano sì ed i valori morali no?”

Lei “Eh???”

Lui:”Vuoi fare leggere ai tuoi figli dei libri scritti da gangsters”

Lei:” ………”

Ora, signori miei, tralasciando la questione letture, ditemi ,vi prego, che non si dice “condire il caffè”.

* Fabrizio De Andrè “Don Raffaè”

19 marzo 2008

IL CARNEVALE DI NINA ED UN MERCOLEDì DELLE CENERI

 

La linea dei binari sfuma a destra, uno squillo di tromba

dal vagone di latta, scende il principe azzurro, nell’ombra
le mani in tasca ed una corona di plastica in testa.
Sotto terra corre il metallo e, nell’aria, non ha colore il vento.
 
Ti diranno di aprire a chiudere gli occhi marroni,
immagina che ad ogni battito di ciglia siano passate molte stagioni,
avrai pietra fra i capelli, fingi che sia la sabbia della più bella estate.
Dimentica principi, coriandoli e fate che le tue Ceneri sono state oggi.
 
Questi corridoi bianchi diventeranno più stretti, Nina
si allargheranno i tuoi fianchi fra l’alba e la sera.
La favola più vera la scriverai da sola per sussurrarla piano
quando ti farai scegliere o sceglierai. Per quanto,credimi, non importa.
 
* Giovanni Allevi ,“Back to life”.

9 febbraio 2008

Dammi sei parole....

Si può scrivere un romanzo con solo sei parole?
Sì, secondo Ernest Hemingway che, sembra a seguito di una scommessa, scrisse la frase: "For sale: baby shoes, never worn" ("In vendita: scarpette per bambino, mai usate").
A metà dell'anno scorso, alcuni siti Internet hanno riproposto l'iniziativa, riscuotendo uno straordinario successo, come conferma in una intervista Larry Smith, scrittore, giornalista e fondatore di Smithmag.net. Tanto che sta per essere pubblicato un libro che riassume questi scorci di vita di autori conosciuti e perfetti sconosciuti, questi romanzi a sei lettere, col titolo "Not quite what I was expecting" ("Non proprio quello che mi aspettavo")
"Siamo rimasti colpiti dal talento degli scrittori sconosciuti e noti che hanno raccolto la sfida", sottolinea Rachel Fershleiser, coeditrice del libro.
Il "Corriere della Sera" ha indetto un concorso on-line fra i suoi lettori che dovranno utilizzare non più di sei parole, congiunzioni ed articoli compresi.
L'iniziativa, come potete leggere nei commenti all'ultimo post, mi è stata segnalata dal  buon ME! ed ho pensato di riproporla qui.
Spero vi cimentiate, anche con più di un tentativo.
In fondo...sono solo sei parole.

* Valeria Rossi "Tre parole"

3 febbraio 2008

"CARA, TI AMO" ovvero studio etno-antropologico sull'involuzione linguistica del maschio accoppiato.

 “L’assenza dondola nell’aria

come un batacchio di ferro..

è un ponte fra noi/anche quando/

di fronte l’uno

all’altra i nostri ginocchi si toccano”

Nazim Hikmet


“Il navigatore satellitare è l’unica voce

femminile a cui un uomo dà retta”

Geppi Cucciari

AVVERTENZA: OGNI RIFERIMENTO A FATTI O PERSONE DAVVERO ESISTENTI E’ PURAMENTE CASUALE.

E’ settembre del 1998. Non è stata ancora scritta la trilogia che ha cambiato la storia della letteratura italiana. Ovviamente mi riferisco a “Tre metri sopra il cielo”,”Ho voglia di te”, “Scusa, ma ti chiamo amore”. In compenso, Jack Frusciante è già uscito dal gruppo e lei è uscita dal cinema piangendo dopo aver visto “Titanic” con la sua migliore amica. Passeranno i mesi seguenti a cantare “My heart will go on”.

Lei ha 15 anni, lui uno in più. L’estate non è ancora finita, ma ormai ci vuole il giubbotto jeans, nelle cartolerie c’è odore di matite temperate e sono arrivate pile della mitica Smemo che costa ben 18 mila lire.

Lui le ha scritto le due paroline magiche col dito sulla maglietta. Poi, forse dubitando dell’intelligenza di lei, gliele ha sussurrate all’orecchio. Lei si sente una Babi ‘ante litteram’ 3 msc, una miracolata perché lui, dopo anni, si è accorto di lei. La ragazza non lo sa, ma anche lui si sente miracolato, perché lei è l’unica che non gli abbia rifilato un palo, un due di picche. Lui le scrive tantissime lettere che lei legge di nascosto in bagno, seduta per terra, spalle alla porta, con immancabile sospiro finale. Certo un po’ sgrammaticate, ma pur sempre lettere d’amore.

9 ANNI DOPO.

Lui e lei sono diventati intimi, nel senso più profondo che un uomo dà a tale aggettivo: cioè lui la aggiorna in tempo reale sull’andamento delle proprie funzioni gastro-intestinali. E lei non si chiede più se lui sia morto, un’ora dopo la sua sparizione in bagno, solitamente accompagnata dal trafugazione di un libro dalla libreria. Lui è occupato in quella che, con una sottile metafora, definisce una ‘conferenza’.

Molte cose sono cambiate: il nostro lui è entrato nel mondo della finanza. Da adesso lo chiameremo “perfido manager”, lei è rimasta più o meno uguale. E non ha ancora capito se questo sia un male o un bene. Come molte altre cose.

Il perfido manager ha appreso cosa siano un peeling, un fard ed un mascara. E tutti i possibili metodi di depilazione. Non conosce la differenza fra tanga e perizoma, ma pare apprezzare entrambi. In meno di due lustri, con la determinazione del Sergente Hartman di “Full Metal Jacket”, lei ha fatto entrare nella mente poco abitata del genio della Borsa i congiuntivi, questi sconosciuti, riuscendo nella titanica impresa di farglieli usare correttamente. Forse anche troppo, dato che ora lui li usa anche al posto del condizionale e dell’imperativo. E vabbè.

Lei compie un atto di pietà fingendo ogni volta di non sapere cosa sia un ‘fuori gioco’, così lui può rispiegarglielo con aria rassegnata e competente da vero italico maschio, portatore sano di ‘Gazzetta dello Sport’. E sentirsi molto intelligente, of course.

Inoltre, lei ha appreso che i calzini di lui sono un' arma di distruzione di massa e percepisce quando lui sta guardando un’altra ragazza che passa per strada dalla dilatazione della di lui pupilla. Il perfido manager, in questi casi, assume l’espressione della piccola fiammiferaia sotto la pioggia e adotta la frase più usata dagli uomini nel vano tentativo di negare, negare, sempre negare: “Ma chi??? Io???”.

Lei gli ha insegnato, codice penale alla mano, che regalare fiori non è un reato perseguibile e che fenomeni paranormali non sono stati documentati nella loro abitazione e, quindi, che i piatti sporchi non levitano spontaneamente dalla tavola al lavello e che le canottiere usate non si smaterializzano dal cesto della biancheria per poi rimaterializzarsi pulite nei cassetti.

Prevedibilmente, lui ha smesso di scriverle lettere e poesie.

Al primo stadio di tale involuzione linguistico-affettiva la nostra povera illusa pensava che il perfido manager “avesse un mondo nel cuore, ma che non riuscisse ad esprimerlo con le parole”. Ma certi uomini sono come le cozze chiuse dopo la cottura: aprirle è difficile. E rischi di sbeccarti lo smalto.

Così, è andata da lui e gli ha chiesto: “Mi dici una cosa carina?”

Lui smette di respirare. Sa che tutto quello che dice potrà essere usato contro di lui, come in tribunale. Comincia a manifestare tachicardia, sudorazione, secchezza delle fauci. L’ultima volta che lei lo ha visto così è stato alle superiori, quando la temibile professoressa di greco gli domandava il paradigma di ‘puntanomai’. Non avendo l’aiuto del pubblico, una busta da scegliere e non potendo comprare una vocale, il perfido manager procede per tentativi: “Ti amo?”domanda, “Vorrei stare sempre con te?”, eventualmente correlati con avverbi quali molto, tanto, sempre.

Lei scuote la testa e, per evitare di scappare col primo maschio capace di farla sentire speciale, gli regala un libro di poesie d’amore di Nazim Hikmet. A scanso di equivoci, nella dedica gli prescrive la posologia di una poesia al giorno. Il prodotto non ha contro indicazioni e nella mente della nostra monofidanzata trasformerà il perfido manager in Cyrano de Bergerac.

DUE MESI DOPO

Squilla il cellulare della nostra lei che è fuori città, sul display appare il numero del perfido manager.

Lei: “Pronto?”

Lui: “La nuvola si è svegliata/ ha lanciato la sua stella nella nostra stanza/in casa, fuori di casa la luce si è risvegliata/ si è versata sui tuoi capelli/ è colata tra le tue palme/ ha cinto la tua vita nuda, i tuoi piedi bianchi”

Lei ha un tracollo: la voce è quella del perfido manager e lei, oltre ad avere dei capelli, delle palme, una vita e dei piedi, è sicuramente bianca, avendola dotata madre natura di una carnagione bianco-bidet. Sono parole bellissime: insomma, lui le ha scritto una poesia!

Lui:(gongolando)”Amore, hai sentito? Poi dici che non ti penso!”

Lei sta per rispondergli, quando sente uno scroscio inconfondibile di acqua. E non sono le “chiare, fresche et dolci acque” di Fontaine de Vaucluse: trattasi proprio di sciacquone.

Lei:”Sei in bagno.”

Lui:”Ma chi?Io???”

Lei:”Sei in bagno con un libro di poesie”.

Lui:”Ma no, amore. Che dici???”

Lei:(trattenendo a stento una risata) “Adesso andrai a giocare alla playstation, poi fantacalcio, partita di calcetto, dopo doccia, aperitivo e birrozza con gli amici. Vero?”

Lui:”Ehm,ehm…veramente andiamo in discoteca”.

Lei:”Divertiti, allora”.

E’ giovedì e la nostra fanciulla decide allora di vedere un uomo cinico, geniale e sempre con una fantastica battuta pronta, accompagnata da un sorriso spudoratamente sexy. Uno che sa sempre cosa dire. E come dirlo. Il bastardo che tutte vorremmo.

Peccato sia troppo impegnato in ospedale, a maltrattare i pazienti, a percorrere le corsie senza camice, zoppicando elegantemente col suo bastone.

* “Cara, ti amo”. Elio e le storie tese.

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